Fattore K
Riqualification of industrial district, Zermeghedo (Vi), Italy, 2006-on going
Nel progetto della città contemporanea, la definizione
di forme compiute non è più un’azione di per sé sufficiente
ad ottenere un risultato significativo e determinante. E’ necessario ripensare
il progetto all’interno di un processo, come elemento in grado di interpretare
le trasformazioni in atto orientandone le conseguenze. Assumere l’incompiutezza
e la transitorietà come valore e rielaborare quanto la realtà
esistente mette a disposizione piuttosto che pretendere un territorio neutro
su cui dare forma a ipotesi precostituite.
La dissoluzione dei limiti precisi tra intervento e contesto, il recupero e
la reinterpretazione dell’esistente attraverso una rielaborazione dei
materiali disponibili, il prevalere dell’attenzione per una dimensione
temporale di volta in volta circoscritta o dilatata, significano anche abbandonare
l’ipotesi operativa della conservazione del paesaggio, in favore di un
atteggiamento che consideri il rapporto con la storia ed il passato da una parte,
e le necessità della salvaguardia del territorio dall’altra, in
maniera più complessa.
La risposta alle questioni poste in campo dal fattore K si basa su due strategie
di intervento che si affiancano e si sovrappongono:
1. Margine: il primo obiettivo del progetto è la definizione
di un margine come elemento riconoscibile a scala territoriale e contemporaneamente
come luogo caratterizzato da una propria identità legata a specifiche
caratteristiche architettoniche e qualità ambientali.
La suddivisione del territorio, la creazione di un limite e di un confine per
definire uno spazio è un tema di architettura non nuovo, ma spesso considerato
marginale, la concezione delle architetture in quanto “oggetti”,
prevale rispetto all’attenzione per lo spazio, quindi “vuoto”.
In questo caso il “margine” dell’area industriale di Zermeghedo
è pensato a sua volta come un insieme di recinti, la cui importanza architettonica
oltre alla funzione di delimitare una porzione di terreno, è quella di
modulare la percezione dello spazio. Le aree verdi così definite si presentano
come territori chiusi ed inaccessibili. In alcuni casi la natura delle recinzioni
ne impedisce anche solo la vista, in altri casi è possibile intuirne
la presenza, oppure conoscere l’estensione o l’effettiva natura
degli spazi.
2. Complessificazione: duplicazione e densificazione
2.1 Duplicazione (K=2xK): al territorio edificato viene affiancato
un suo “doppio”, analogo ma costituito di una materia differente,
vitale e mutevole. La superficie costruita viene raddoppiata sotto forma di
superficie verde, ad ogni metro quadrato di superficie edificabile corrisponde
un metro quadrato di area verde.
Sulla base di questo principio quantitativo, la realizzazione di queste nuove
superfici verdi può assumere declinazioni differenti a seconda della
situazione specifica: attraverso l’effettiva sistemazione di aree verdi
su terreni liberi adiacenti alle nuove edificazioni o in spazi interstiziali
tra le costruzioni esistenti, sulle coperture, sulle facciate.
2.2 Densificazione K=K2: è possibile considerare tutta
la superficie costruita come superficie ulteriormente edificabile, ad esempio
occupando gli spazi di pertinenza degli edifici. Al progressivo consumo del
suolo disponibile si sostituisce il principio dell’intensificazione e
rivitalizzazione di quello già utilizzato.
client: Municipality of Zermeghedo (Vi)/Fuoribiennale
www.fuoribiennale.org